Pur di dimensioni ridotte, il territorio di Campagnola Cremasca può vantare un elevato numero di cascine. Si da qui l'elenco di queste importanti realtà storiche, quasi tutte ancora in attività.
Cascina Badia
Chiamata anche, nei documenti, “Bazzia” (da: abbazia), era un’azienda di 350 pertiche cremasche posta all’uscita del centro abitato sul lato sinistro della strada per Cremosano. Ricordata come sede dei benedettini senza tuttavia che ne siano trovate prove documentarie, fin dagli inizi dell'Ottocento risulta dei Severgnini. Da alcuni anni è stata trasformata in abitazione civile.
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Cascina Ca' Vecchia
È posta ad est del centro abitato e vi si giunge percorrendo via Pianengo, via della Colombara e via Ca’ Vecchie. È detta anche Cascina Samalò, deformazione dialettale del nome degli antichi proprietari, la famiglia cremasca dei Cimalovo, ancora fiorente nel XVI secolo ma poi estinta. Nell’estimo del 1815 è censita come “casa di propria abitazione” del proprietario Agostino Bongioli ed a questa famiglia appartenne per tutto l’Ottocento. Le aziende agricole che vi fanno capo sono due.
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Cascina Cantarana
Già presente nell’estimo del 1815 come “casa di villeggiatura” con annesso oratorio privato di proprietà del nobile Angelo Vailati, nel 1869 passò per testamento di Bianca Vailati ai marchesi Corti. Sorge lungo la strada provinciale per Crema e vi si giunge percorrendo un breve tratto della strada omonima. È un’azienda 100 pertiche.
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Cascina Colombara
Detta “di Sotto” per distinguerla da quella che si trova nel territorio di Casaletto Vaprio, sorge a nord-est del centro abitato e la si raggiunge percorrendo via Pianengo e l’omonima via Colombara.
La sua storia si intreccia con quella di alcune tra le più antiche e famose casate cremasche. Attestata già nel 1497 all’atto della cessione dai Vimercati ai Benvenuti, appartenente nel 1815 al marchese Angelo Griffoni Sant’Angelo, nel 1852 passava al di lui fratello Ernesto e, alla morte di questi (1862) ai Vimercati Sanseverino. Nel 1878 pervenne ai conti Marazzi che però, quattro anni dopo, la vendettero ad Antonietta Zanotti Martini. La parte a sinistra della strada (quella caratterizzata dai due silos) apparteneva però già prima della metà dell’Ottocento alla famiglia Regazzoni.
Oggi vi fanno capo cinque aziende agricole.


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Cascina Dossena
Sorge poco distante dalla cascina San Domenico, sul lato sinistro della strada provinciale per Capralba.
È un’azienda agricola di 800 pertiche cremasche ma nel 1815 era una “casa di villeggiatura” con orto e “brolo” (giardino-frutteto) posta sul fondo detto “Campo del roccolo” di Antonio e Francesco Riboli, livellari della prebenda parrocchiale di Campagnola. Ciò significa che i Riboli versavano al parroco un canone annuo. Prima del 1852 l’edificio veniva però trasformato in “casa colonica”. Nel 1867 i Riboli la cedevano a Francesco de’ Capitani d’Arzago che nel 1873, dopo aver affrancato il livello (ossia riscattato il fondo da ogni legame con la Parrocchia), la vendeva ad Agostino Bianchessi. Seguivano, tra il 1884 ed il 1923 vari passaggi di proprietà all’interno delle famiglie Negroni, Raimondi e Zanotti finché in quell’anno perveniva, per acquisto, ad Annibale Angelo Dossena. Da qui la sua attuale denominazione.
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Cascina la Torre
Si trova lungo la strada provinciale per Crema, all’estremo limite sud del territorio comunale. È un’azienda di 248 pertiche cremasche.
Trae la sua denominazione dalla torre che vi fu costruita tra il 1407 ed il 1410 da Giorgio Benzoni, signore di Crema, nell’ambito di un sistema di torri d’avvistamento a difesa della città e che fu demolita probabilmente nella seconda metà del XVI secolo. Della torre non rimane alcuna traccia. Nel 1815 è censita come “casa da massaro” di proprietà di Agostino Albergoni alla cui famiglia resta per gran parte del XIX secolo. Nel 1882 passò alla contessa Angelina Benvenuti.
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Cascina Mulino
Di proprietà Severgnini nei catasti ottocenteschi, si trova lungo la strada provinciale per Crema, sul lato sinistro per chi si dirige in città, oltre la roggia Bovina. E un’azienda di 165 pertiche. Trae il suo nome dal mulino azionato da detta roggia che vi sorgeva fin verso la metà del XX secolo e del quale rimane soltanto una traccia nella rapida del corso d’acqua.
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Cascina Nuova
Si trova nella zona di nord est del territorio di Campagnola, al termine della strada comunale della Colombara. È composta da due aziende agricole.
L’attributo di “nuova” non deve trarre in inganno poiché è già censita nel catasto napoleonico del 1815 come proprietà del marchese Achille Zurla ma evidentemente, all’epoca, doveva apparire tale per contrapposizione rispetto alla cascina, di origine più antica, detta Ca’ Vecchia. Rimase agli Zurla fino al 1873 quando fu venduta a Carlo Martinazzoli e da questi, dieci anni dopo, a Luigi Borroni.
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Cascina San Domenico
Si trova a nord del centro abitato, lungo la strada provinciale per Capralba. Il suo nome deriva dall’antica appartenenza al convento cittadino di San Domenico, attestata dall’estimo veneto del 1685. Il toponimo San Domenico appare anche nell’estimo napoleonico del 1815 per terreni di proprietà dei Domenicani ma in quello stesso registro la cascina risulta di proprietà di Faustino Griffoni Sant’Angelo (della nobile casata che aveva dato i natali, nel XVII secolo, all’omonimo vescovo di Crema) come la maggior parte del fondo detto Chiosetto su cui sorgeva e che si estendeva anche al di là della strada, tra le rogge Bissona e Rino.
In seguito pervenne all’Ospedale Maggiore di Crema. Oggi è un’azienda di proprietà privata di 451 pertiche.
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Cascina Torchio
Si trova lungo la strada che dal centro abitato porta a Pianengo. Trae il suo nome dal torchio per l’olio di proprietà Severgnini esistente già alla metà del XIX secolo e del quale non resta neppure la ruota. La località, caratterizzata dal gruppo di case rurali che fronteggiano la cascina Torchio è comunemente denominata dalla popolazione locale “Cantù da le Cavre” (angolo delle capre) italianizzato in “Capri”. Di questo toponimo, come pure di quello di Fulmine assegnato ad una cascinetta dello stesso nucleo, non v’è traccia né nell’estimo del 1685 né nei catasti ottocenteschi per cui 1’ origine di questi nomi deve essere ritenuta più recente.

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Bibliografia
- Giuseppe Schiavini, "Campagnola Cremasca. La lunga storia segreta di un piccolo borgo", Leva Artigrafiche, Crema, 2002